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ionorisonanza ciclotronica

(estratto da uno studio presentato dal dott. Ezio Gallas al Congresso nazionale Sibe)

L’esperienza di utilizzo della ionorisonanza ciclotronica in ambito terapeutico ha mostrato nel tempo un’incredibile capacità di ampliamento: dall’iniziale utilizzo per patologie osteoarticolari e muscolari si è passato ad applicazioni in ambito vascolare e neurologico. Ciò ha fatto riscontrare effetti positivi inaspettati: a) a livello di riequilibrio del SNC (rilassamento, miglioramento del sonno, riduzione dell’ansia) b) del sistema nervoso autonomo (miglioramento della digestione, evacuazione, riduzione della frequenza cardiaca). La ricerca ha evidenziato, nelle patologie, aree di sofferenza fisica associate a precise emozioni evocate dai pazienti durante i colloqui.

Nello stato emozionale, oltre alla coscienza dell’emozione si registra un immediato adattamento fisico. Ciò avviene attraverso gli assi ipotalamo-ipofisari ed il sistema neurovegetativo: con conseguente modificazione dei parametri vitali (ormonali, tono muscolare, frequenza cardiaca, redistribuzione della circolazione sanguigna ecc.). Associata a ciò, inoltre, una proiezione specifica in una determinata zona del corpo, variabile da soggetto a soggetto. L’uomo associa da sempre le emozioni, perché possano essere tangibili e interpretabili dalla mente, con gli organi del corpo: il cuore è associato all’affettività, lo stomaco e il fegato alla rabbia, l’intestino alla paura, etc.. Sicché un’emozione può essere proiettata, nella soggettività dell’individuo, in un determinato distretto corporeo.

Tale fenomeno, denominato “adattamento fisico”, se di breve durata determina uno squilibrio in grado di risolversi in poco tempo. Ma se esso persiste (giorni, mesi o addirittura anni) finisce con il concretizzarsi in modifiche permanenti. E sappiamo che tra le cause di adattamento fisico (= possibile malattia) le emozioni occupano un posto di rilievo.

L’emozione, infatti, attraverso il sistema a cascata, induce una reazione a catena culminante in un adattamento biologico: i recettori cellulari rispondono agli stimoli (frequenze) indotti dalle emozioni. Infatti, alla domanda rivolta al paziente di localizzare fisicamente un’emozione, nella zona di localizzazione trovasi un’area di compenso; anche se l’emozione rievocata origina da un evento datato, la sensazione del paziente (peso, oppressione…) è intensa e attuale. Queste aree sono collegate alle reazioni emotive che sono state alla base della loro formazione. Esse continuano ad inviare segnali anomali al cervello, con conseguente reazione aspecifica di adattamento: il soggetto vive uno stato tensivo superiore al normale con costante necessità di adattarsi; ne consegue un influsso negativo sugli organi di competenza di quest’area.

Quindi possiamo definire tali zone come vere e proprie memorie fisiche, frutto di emozioni non risolte. Queste mantengono attivo lo stato di adattamento (loop tra cervello e area di compenso).

Ebbene, la ricerca dell’evento scatenante e la risoluzione dello stesso interrompono il meccanismo perverso (loop) che alimenta l’adattamento. E ciò interrompe la sofferenza fisica.

La risoluzione delle aree di compenso con metodiche manuali o con la ionorisonanza induce sempre un immediato stato di benessere. Tuttavia, l’effetto del trattamento con ionorisonanza è più intenso e profondo. Infatti, bilanciando il campo magnetico, consente un riequilibrio cellulare e quindi il ripristino del normale funzionamento tissutale.

La modificazione fisica indotta dall’adattamento è la memoria fisica di un’emozione. Attraverso le vie della sensibilità essa invia informazioni alla regione reticolare, al talamo, e al sistema limbico. Ciò avviene mediante il sistema dorsale lemniscale ed il sistema anterolaterale. Ne consegue una riproduzione dello stato emozionale e il mantenimento dell’area di adattamento. Si può immaginare che l’informazione proveniente dalla periferia sia una vera memoria associativa tra modifica tissutale ed emozione. Tale memoria stimola a livello dell’ippocampo la riattivazione di neuroni specifici per quell’evento riproducendone il ricordo cosciente.

La memoria fisica può essere paragonata ad uno spartito e l’ippocampo ad una tastiera che lo riproduce. Se un paziente afferma di sentire generalmente la paura “sul petto”, trattasi di una localizzazione generica. È la manifestazione di un sentimento attivo sul piano fisico, non correlata ad un evento specifico. Essa infatti afferisce a migliaia di eventi vissuti dal paziente con il sentimento della paura. Ma se dice di sentire la paura “sul petto” per l’evento X accaduto anni prima, è una localizzazione specifica. Infatti essa si ricollega ad un evento determinato.

La risoluzione dell’area di adattamento nel primo caso porterà ad un benessere immediato ma non duraturo nel tempo; nel secondo la risoluzione di un evento specifico rievocato comporterà la dissoluzione dell’emozione e un benessere profondo e duraturo.

La risoluzione di emozioni importanti che sono alla base dei nostri condizionamenti e quindi della persistenza di reazioni di adattamento determina la riduzione della reattività aspecifica generale per quel tipo di emozione. Ciò migliora la qualità della vita della persona e riduce il rischio di patologie indotte dallo stato di adattamento.

La terapia con ionorisonanza determina immediate risposte attraverso l’attivazione delle membrane cellulari o la stimolazione dei recettori di membrana: in tempi brevissimi (alcuni minuti) i sintomi evocati scompaiono lasciando il posto ad un senso di benessere, tranquillità, leggerezza.

Probabilmente si verificano contemporaneamente la liberazione di endorfine e un riequilibrio dell’area di compenso, con interruzione del circuito psiche-corpo: infatti dopo il trattamento le aree di adattamento presentano una consistenza diversa e riduzione della dolorabilità. Sul piano psichico la rievocazione dell’evento emotivo non disturba il paziente. Infatti egli lo ricorda tranquillamente senza provare emozioni spiacevoli. La persistenza nel paziente dello stato di benessere nel tempo conferma che le aree di adattamento sono vere e proprie memorie.

Da studi condotti su un gran numero di pazienti emerge che la ionorisonanza sta dimostrandosi uno strumento valido e sicuro: essa è priva di effetti collaterali, nella terapia di supporto delle sofferenze emozionali, da sola o in associazione ad altre terapie. La pronta risoluzione delle memorie di adattamento si traduce in un immediato cambiamento della qualità di vita delle persone trattate. Emozioni e conseguenti adattamenti inducono variazioni del nostro campo elettromagnetico: come noto, noi vibriamo in modo diverso se siamo calmi o arrabbiati.

In condizioni di equilibrio psicofisico il corpo suona una sinfonia col canto delle cellule in un armonico flusso di frequenze. Un evento traumatico (psichico o fisico) determina una risposta che modifica il nostro campo elettromagnetico: una dissonanza che induce il direttore d’orchestra – il cervello – a mettere in atto correzioni per ritrovare l’equilibrio perduto. La ionorisonanza, con la sua azione sul campo elettromagnetico, risolvere definitivamente tali memorie e favorisce la guarigione del paziente.

Tale forma di terapia assume il nome di R.E.EM., ossia Riequilibrio Elettromagnetico EMozionale.