Attacchi di panico e non solo

Viviana – non solo attacchi di panico

VIVIANA: ADDIO ATTACCHI DI PANICO!… E NON SOLO

Una gran bella ragazza, Viviana. Ventitré anni, castana, bei lineamenti, ben proporzionata, con una brillante massa di capelli lungo le spalle. Insomma, una di quelle ragazze che non passano inosservate. Tanto, che il mese prima un automobilista aveva provocato un tamponamento per voltarsi a guardarla. Eppure, quando entrò nel mio studio sembrava un topolino intinto nell’olio. Era pallida, tremante, con un’aria da salice piangente.

Mi disse che l’aveva accompagnata un’amica perché non era più in grado di guidare. E ciò, a causa di continui attacchi di panico. La cosa era particolarmente grave, perché lei aveva un negozio; e la sola idea che un cliente potesse contrariarla o essere sgarbato le scatenava il panico. Infatti, la prima crisi era avvenuta proprio in quel contesto: un cliente l’aveva imbarazzata e messa in una situazione da cui ”non riusciva a venir fuori”. E da allora non era stata più in grado di lavorare.

Ma c’era di peggio: avrebbe dovuto sposarsi entro un paio di mesi, ma come avrebbe potuto farlo in quelle condizioni? Temeva inoltre che il fidanzato, spaventato dal suo disturbo, ci ripensasse e la lasciasse. Considerava questa eventualità con terrore, perché la sentiva come ”la fine della sua vita”. Lei amava tantissimo il suo fidanzato, diceva che il matrimonio sarebbe stato il giorno più bello della sua vita: avrebbe finalmente messo su una famiglia tutta sua; avrebbe “raggiunto la felicità”…

Si sentiva però piena di paura e di disperazione. Qualcosa dentro le diceva che tutto ciò era un sogno che non si sarebbe mai realizzato, perché sarebbe morta prima. E ad ogni crisi pensava di essere giunta alla fine della sua vita.

Le chiesi di descrivermi le sue crisi. Lei, mettendosi le mani intorno al collo, mi disse: «Iniziano sempre come se qualcuno mi stringesse così. Poi mi viene il batticuore, l’affanno, mi manca sempre più  il fiato, sudo e mi sento venir meno. Allora, cammino per cercare di non morire».

Fui colpita dal gesto delle sue mani e dal fatto che aveva parlato di una stretta intorno al collo. Fino ad allora le crisi di panico mi erano state descritte come groppo in gola o semplicemente mancanza d’aria. Le chiesi quindi se fosse nata con il cordone ombelicale intorno al collo. Disse di non saperlo e che, tornata a casa, avrebbe chiesto alla mamma.

La seduta successiva riferì che la madre le aveva confermato di essere nata col cordone ombelicale intorno al collo: cianotica, e aveva veramente rischiato di morire. Le chiesi se era disposta  a fare una REEM partendo dal suo attuale problema, e cioè dagli attacchi di panico. Viviana acconsentì.

Dopo poco che era sul lettino della ionorisonanza ciclotronica, si raggomitolò su se stessa: strinse i pugni, il viso si contrasse in  una smorfia di sofferenza, e la respirazione diventò sempre più affannosa. Ad un tratto scoppiò a piangere. Poi pian piano si calmò, si risistemò sul lettino, la respirazione diventò progressivamente regolare, riaprì i pugni e il viso assunse un’espressione serena.

Scesa dal lettino, si disse stupita e confusa ed esclamò : «Non ci posso credere! Ma, quella era la mia nascita?!».  Raccontò poi di essersi sentita piccola piccola: il corpo tutto compresso, con una morsa che le stringeva il collo e diventava sempre più forte ad ogni tentativo di liberarsi. Poi, all’improvviso, la stretta era finita. E lei si era sentita tutta libera e leggera, come se l’intero corpo si espandesse, e le era uscito un pianto di liberazione.

Ad un tratto s’interruppe, mi guardò con un lampo negli occhi, e mi disse: «Adesso capisco perché non ho mai potuto sopportare le collane girocollo! Qualche anno fa il mio fidanzato mi ha regalato una catenina d’oro girocollo con un bel ciondolo: non sono mai riuscita a portarla! Eppure avrei voluto, ma come me la mettevo poco dopo dovevo togliermela, perché mi dava fastidio. Mi sentivo strozzare…».

Ci lasciammo con la convinzione di aver trovato l’origine dei suoi attacchi di panico  e fiduciose di aver risolto il problema.

Tre giorni dopo, però, Viviana telefonò in preda all’agitazione: aveva avuto una nuova crisi di panico e mi chiedeva di riceverla con urgenza. Appena entrò nello studio notai che portava una bella catenina girocollo: le chiesi se fosse quella regalatale dal fidanzato. Mi disse di sì, e aggiunse che ormai la portava anche la notte senza alcun problema. Perciò, non riusciva a capire come mai invece le crisi di panico continuassero.

M’informai di come si era presentato l’ultimo attacco, e se ci fosse qualche differenza con quelli precedenti. Mi disse che effettivamente erano cambiati: iniziavano con una sensazione di vuoto al petto e alla nuca, di svenimento, mancanza d’aria, tachicardia; ma il  peggio era la sensazione di stare per morire che la costringeva a camminare senza meta e senza tregua.

Ancora una volta si stese sul lettino. Questa volta agganciò un episodio doloroso che denominò “papà”: mi disse di sentire paura ed un “rimescolio” nella pancia che dopo un po’ si trasformò in un “masso”. Disse che anche l’emozione era cambiata: provava odio, “un odio  da poter uccidere”. Stette un bel po’ di tempo in questa condizione, mentre “il masso lentamente si rimpiccoliva sgretolandosi”.

Ad un tratto disse: «Il masso non c’è più.». Le spuntarono delle lacrime negli occhi, poi cominciò a piangere sommessamente, finché scoppiò in un pianto dirotto dicendo tra i singhiozzi: «Perdonami papà, ti voglio bene, perdonami!».

Quando scese dal lettino mi abbracciò. Era raggiante. Mi disse di sentirsi felice e leggera e di non avere più dentro di sé la paura di morire, perché aveva finalmente fatto pace con il padre: l’aveva abbracciato, e aveva  sentito il grande amore che li aveva  sempre uniti.

Raccontò che durante la R.E.EM. aveva rivisto una scena di pochi anni prima. Era a tavola con tutta la sua famiglia. Il padre dava la notizia che purtroppo gli affari andavano malissimo e si era ormai alla bancarotta. Aveva risentito la madre, la sorella e il fratello più grandi rimproverarlo aspramente dicendo: «Perché non ci hai ascoltati e ti sei messo in affari con quegli imbroglioni? Te l’avevamo detto che erano  inaffidabili, che ti avrebbero portato alla rovina. Ma tu non hai voluto dar retta a nessuno, e ora hai messo nei guai tutta la famiglia!».

Lei, ascoltando queste parole, aveva provato due distinte emozioni: dapprima una gran paura al pensiero di diventare povera, e subito dopo una forte vampata d’odio verso il padre. E aveva pensato: “Fosse morto nell’incidente d’auto, quello di qualche anno fa, non ci avrebbe messo in mezzo ai guai!”. Viviana mi guardò negli occhi e mi disse: «Capisci? Ho desiderato la morte di mio padre! Come potevo meritare di essere felice? Ecco perché sentivo che sarei morta  prima del matrimonio… Il matrimonio mi avrebbe reso felice, ed io non lo meritavo!».

Nella storia di Viviana c’era stato un interessante incontro di più fantasmi: la Paura della Morte per strangolamento che risaliva alla nascita; la Rabbia dell’adolescente contro il padre; il Senso di Colpa per aver desiderato la morte del papà. Quest’ultimo Fantasma, però, era nascosto sotto il “masso” della Rabbia; solo il suo completo sgretolamento – e conseguente scomparsa – aveva fatto emergere il Senso di Colpa, manifestandosi con il pianto e aprendo la strada all’amore e al perdono.

Non a caso gli attacchi di panico erano iniziati nell’imminenza del matrimonio. Perché la morale era: “Hai desiderato la morte di tuo padre, quindi per la Legge del Taglione devi morire tu. E prima di sposarti, perché non meriti di essere felice”.

Il grilletto che aveva fatto scattare gli attacchi di panico era stata una situazione di difficoltà – dalla quale non “riusciva ad uscire” – che aveva evocato il ricordo della nascita ostacolata dal cordone ombelicale al punto da farle sfiorare la morte. Il Senso di Colpa aveva trovato il suo giustiziere!

Alla seduta del follow-up, alcuni mesi dopo, Viviana giunse sfolgorante nella sua bellezza e felicità, sfoggiando la sua “preziosa” catenina girocollo ed una scintillante fede all’anulare sinistro. Disse che, dall’ultima seduta, non aveva avuto più alcun attacco di panico. Comunicò inoltre di aver notato che non aveva più avuto i mali di testa e i disturbi intestinali che la tormentavano da anni. Ed erano cessati anche gli attacchi d’asma di cui soffriva sin da bambina. Mi chiese pertanto se la sparizione di quei sintomi potesse essere collegata alla nostra terapia.

Ovviamente le dissi che era altamente probabile. Perciò le spiegai in breve, e nel modo quanto più semplice possibile, l’esistenza dei disturbi psicosomatici. Ne restò molto colpita: disse di non averne mai sentito parlare e che non avrebbe mai immaginato che “una cosa del genere potesse accaderle”.

Salutandomi commentò sorridendo: «Tutto sommato le crisi di panico sono state una fortuna!».

Si concludeva così una vicenda nella quale numerosi fantasmi si erano coalizzati per distruggere la vita di una persona: “Paura di morire strangolata”,  “Rabbia” e “Senso di Colpa” avevano lasciato libera Viviana. Erano stati letteralmente “dissolti” e tre spine che  le stavano avvelenando la vita rimosse per sempre.

Nota bene:

l’immagine in principio di articolo non è della protagonista

ma ha solo un valore evocativo della sua sofferenza